Da IrpiMedia
Abdallah, dopo essere fuggito dalla guerra in Sudan, è arrivato prima in Libia e poi a Tunisi. Ma dalle coste del Mediterraneo, in meno di due mesi, si è ritrovato prima in Algeria e poi in Niger, a oltre tremila chilometri di distanza.
IrpiMedia, grazie alla collaborazione con ricercatrici e attivisti, ha ricostruito le ripetute espulsioni che ha subito. Insieme a decine di altre persone, Abdallah è infatti stato cacciato dalle autorità tunisine al confine con l’Algeria e poi, nuovamente, dalle forze di sicurezza algerine alla frontiera col Niger.
In molti casi (ma non in tutti), i migranti coinvolti in pratiche come queste sono persone che vorrebbero raggiungere i Paesi dell’Unione Europea, dove non potrebbero essere immediatamente respinte perché, sulla base del diritto Ue e internazionale, potrebbero fare domanda di protezione internazionale. Le espulsioni a catena, quindi, da un lato, contribuiscono a limitare gli arrivi sulle coste europee. Dall’altro, se analizzate più dal punto di vista politico, rivelano anche alcuni cambiamenti in corso negli equilibri di potere regionali, influenzati anche dalle politiche di esternalizzazione delle frontiere dell’Unione europea.
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