Le Grand Continent: Perché, secondo lei, molte forze politiche di sinistra in Europa continuano ad avere difficoltà a riconoscere l’imperialismo russo? In che modo la sua interpretazione si distingue dai diversi modi esistenti di affrontare il fenomeno imperialista e dalle analisi concorrenti sull’attuale politica russa?
Ilya Matveev: Ci inseriamo infatti nel dibattito dell’attuale sinistra. Eppure, al suo interno, si constata troppo spesso che il caso russo non viene riconosciuto come imperialismo. Al contrario, il nostro libro propone di considerarlo fin dall’inizio e senza equivoci per quello che è: un imperialismo a tutti gli effetti.
Esiste infatti un certo paradosso. Da un lato, basta anche l’analisi più superficiale per dimostrare il carattere imperialista del regime russo. La retorica di Vladimir Putin continua a ribadire che si tratta di recuperare le «terre originarie» del Paese, ma anche che russi e ucraini costituiscono un unico popolo e dovrebbero, di conseguenza, formare un unico Stato – o, al limite, due Stati legati il più strettamente possibile. È quindi evidente che la Russia conduca una politica estera aggressiva nei confronti dell’Ucraina e di numerosi paesi dello spazio post-sovietico, e non si può negare il carattere imperialista di tale politica.
Tuttavia, alcuni autori di sinistra sostengono che la Russia non esporti abbastanza capitali e non corrisponda esattamente alla definizione leninista di imperialismo. Altri arrivano addirittura a dipingerla come vittima di un imperialismo americano pronto a tutto pur di espandere la NATO verso est e di fronte alle cui incursioni la Russia non farebbe altro che intraprendere azioni difensive. Lo scoppio della guerra in Ucraina sarebbe, in questo senso, solo una guerra preventiva e difensiva contro la NATO.
Purtroppo, esiste quindi un’intera fetta della sinistra internazionale che si rifiuta di considerare l’imperialismo russo come tale. Si tratta talvolta di una posizione di natura politica, che riflette una mancanza di volontà di condannare il regime di Putin, talvolta di un vero e proprio punto cieco teorico. In questa seconda prospettiva, l’imperialismo potrebbe essere solo occidentale, mentre la politica degli altri paesi non potrebbe rientrare in questa definizione: potrebbe essere violenta, aggressiva, espansionista, ma mai «imperialista» nel senso stretto del termine, poiché non corrisponde a determinati criteri economici sistemici.
Il nostro libro si oppone a questo approccio. Abbiamo constatato che esso impediva a troppi autori di sinistra, compresi i più informati e competenti, di proporre un’analisi corretta degli eventi in corso. Ricordo che alla vigilia del 24 febbraio 2022 c’erano ancora gruppi di persone che negavano tout court, e con la massima fermezza, la possibilità stessa di un’invasione dell’Ucraina. Tra questi gruppi figuravano in particolare – e in posizione di rilievo – alcuni autori di sinistra pronti a proclamare a gran voce che una simile invasione fosse impossibile, inimmaginabile. La loro reazione si spiega in gran parte con quella cecità teorica di cui parliamo nel libro: come potrebbe la Russia attaccare se l’imperialismo è un fenomeno esclusivamente occidentale? Se solo l’Occidente è offensivo, mentre il resto del pianeta si limita a difendersi?
Ilya Matveev è un politologo specializzato in economia politica russa e internazionale.
Ilya Budraitskis è un teorico politico e storico specializzato in storia intellettuale russa e nella sinistra postsovietica.
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